Archivio

Archivio per 26 febbraio 2010

Formattare in fat16/fat32 su Archlinux

26 febbraio 2010 Alberto Nessun commento

Per formattare una chiavetta/disco/periferica di massa su una distribuzione GNU/Linux abbiamo a disposizione un potentissimo tool: parted che come si legge dal sito ufficiale

GNU Parted is an industrial-strength package for creating, destroying, resizing, checking and copying partitions, and the file systems on them. This is useful for creating space for new operating systems, reorganising disk usage, copying data on hard disks and disk imaging. It contains a library, libparted, and a command-line frontend, parted, which also serves as a sample implementation and script backend.

Parted è incluso nei repository di qualsiasi distribuzione, per installarlo su Archlinux è sufficiente dare da terminale

sudo pacman -S parted gparted

gparted è la sua interfaccia grafica scritta con le librerie gtk (c’è anche qtparted scritto con le librerie qt). Per formatttare/creare le partizioni nei file sistem fat16/fat32 è necessario installare un pacchetto aggiuntivo

sudo pacman -S dosfstools

che come si legge dalla descrizione

extra/dosfstools 3.0.9-1
DOS filesystem utilities

avviando quindi gparted, da superutente, potremo gestire partizioni in:ext2, ext3, ext4, fat16, fat32, linux-swap, ntfs, reiserfs, jfs, hfs, hfs+, xfs.

Ciao Alberto

Digg This
Reddit This
Stumble Now!
Buzz This
Vote on DZone
Share on Facebook
Bookmark this on Delicious
Kick It on DotNetKicks.com
Shout it
Share on LinkedIn
Bookmark this on Technorati
Post on Twitter
Google Buzz (aka. Google Reader)
Categorie:Linux Tag:

Questa non potevo lasciarla passare

26 febbraio 2010 Alberto Nessun commento

Ciao a tutti, ringrazio il buon Alessandro Rinaldi e il suo messaggio sulla mailing list del Linux Club Zogno per il link a questo articolo su PuntoInformatico:
Consigli l’open? Sei nemico del copyright. Nell’articolo, firmato da Alfonso Maruccia, si parla di come l’International Intellectual Property Alliance si stia muovendo proponendo all’Office of the United States Trade Representative di “tenere d’occhio” l’Indonesia, il Brasile e l’India perchè stanno adottando il software opensource in sostituzione di quello proprietario…

Ma stiamo scherzando??? per una cosa così si dovrebbe tenere sott’occhio una nazione???
Il tentativo a mio modo di vedere è da elogiare: sostituire il software proprietario chiuso e a pagamento con software opensource libero e gratuito. Indubbi vantaggi si avrebbero per le amministrazioni: costi per le licenze d’uso ridotti a zero, possibilità di utilizzare formati liberi e non proprietari, la cittadinanza potrebbe avere accesso alle risorse software senza problemi, nessuna necessità di acquistare prodotti proprietari per “mandare documenti” alle pubbliche amministrazioni.
Con il software libero si da un grande aiuto alla lotta contro software contraffatto e crakkato, il software si può scaricare senza problemi, installare su qualsiasi pc senza dover sottostare a nessun codice di attivazione, licenza chiusa o impossibilità di condividerlo con altri.

Ma non finisce qui, l’International Intellectual Property Alliance sostiene che il software opensurce:

indebolisce l’industria del software e non collabora per costruire il rispetto per i diritti della proprietà intellettuale

ancora una volta: ma stiamo scherzando???
Con il termine proprietà individuale siamo tornati al medioevo! nell’era delle nuove tecnologie, di contenuti digitali, di internet non ha senso di proprietà intellettuale, al massimo posso concepire la paternità su un articolo o software ma non ha senso parlare di proprietà.
Il software libero vuole tutelare la libertà e fa in modo che la paternità di un software sia riconosciuta, sia dell’autore che dei contributori; dato che non ha senso parlare di proprietà, lotta affinchè il software sia utilizzato da chiunque, dove vuole, quando vuole a seconda delle proprie necessità.
Il software libero non indebolisce affatto l’industria del software, anzi, apre nuove prospettive e tiene alta la qualità del software (chi ha parlato di comunità che collabora?). Tantissime aziende lavorano da anni nel campo del software libero: Red Hat, Novell (tanto per citarne due) hanno creato un modello di business fondato su assistenza, certificazione, training e sviluppo di applicazioni opensource.

Sono stati scritti sistemi operativi per computer, supercomputer, cellulari, dispositivi embedded con software libero, sono stati fatti progetti didattici nelle scuole con il software libero.

Spero proprio che le cose non stiano proprio così altrimenti per dirla in maniera molto semplice: Siamo messi male!

Ognuno faccia le sue considerazioni,
Alberto

Digg This
Reddit This
Stumble Now!
Buzz This
Vote on DZone
Share on Facebook
Bookmark this on Delicious
Kick It on DotNetKicks.com
Shout it
Share on LinkedIn
Bookmark this on Technorati
Post on Twitter
Google Buzz (aka. Google Reader)
Categorie:Linux, Notizie Tag: