Ciao a tutti, ringrazio il buon Alessandro Rinaldi e il suo messaggio sulla mailing list del Linux Club Zogno per il link a questo articolo su PuntoInformatico:
Consigli l’open? Sei nemico del copyright. Nell’articolo, firmato da Alfonso Maruccia, si parla di come l’International Intellectual Property Alliance si stia muovendo proponendo all’Office of the United States Trade Representative di “tenere d’occhio” l’Indonesia, il Brasile e l’India perchè stanno adottando il software opensource in sostituzione di quello proprietario…
Ma stiamo scherzando??? per una cosa così si dovrebbe tenere sott’occhio una nazione???
Il tentativo a mio modo di vedere è da elogiare: sostituire il software proprietario chiuso e a pagamento con software opensource libero e gratuito. Indubbi vantaggi si avrebbero per le amministrazioni: costi per le licenze d’uso ridotti a zero, possibilità di utilizzare formati liberi e non proprietari, la cittadinanza potrebbe avere accesso alle risorse software senza problemi, nessuna necessità di acquistare prodotti proprietari per “mandare documenti” alle pubbliche amministrazioni.
Con il software libero si da un grande aiuto alla lotta contro software contraffatto e crakkato, il software si può scaricare senza problemi, installare su qualsiasi pc senza dover sottostare a nessun codice di attivazione, licenza chiusa o impossibilità di condividerlo con altri.
Ma non finisce qui, l’International Intellectual Property Alliance sostiene che il software opensurce:
indebolisce l’industria del software e non collabora per costruire il rispetto per i diritti della proprietà intellettuale
ancora una volta: ma stiamo scherzando???
Con il termine proprietà individuale siamo tornati al medioevo! nell’era delle nuove tecnologie, di contenuti digitali, di internet non ha senso di proprietà intellettuale, al massimo posso concepire la paternità su un articolo o software ma non ha senso parlare di proprietà.
Il software libero vuole tutelare la libertà e fa in modo che la paternità di un software sia riconosciuta, sia dell’autore che dei contributori; dato che non ha senso parlare di proprietà, lotta affinchè il software sia utilizzato da chiunque, dove vuole, quando vuole a seconda delle proprie necessità.
Il software libero non indebolisce affatto l’industria del software, anzi, apre nuove prospettive e tiene alta la qualità del software (chi ha parlato di comunità che collabora?). Tantissime aziende lavorano da anni nel campo del software libero: Red Hat, Novell (tanto per citarne due) hanno creato un modello di business fondato su assistenza, certificazione, training e sviluppo di applicazioni opensource.
Sono stati scritti sistemi operativi per computer, supercomputer, cellulari, dispositivi embedded con software libero, sono stati fatti progetti didattici nelle scuole con il software libero.
Spero proprio che le cose non stiano proprio così altrimenti per dirla in maniera molto semplice: Siamo messi male!
Ognuno faccia le sue considerazioni,
Alberto